Al via progetto di ricerca riguardante lo stadio 1 del tumore all’ovaio

Nuovo progetto di ricerca sul tumore all'ovaio

Un progetto riguardante lo studio del tumore dell’ovaio allo stadio 1 presentato dal Dipartimento Oncologia dell’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”’ è risultato tra gli otto vincitori della prima edizione del bando “Roche per la ricerca Scientifica indipendente“.

Lo stadio 1 del tumore dell’ovaio è una patologia rara e per questo poco studiata. I progressi scientifici ottenuti dalla conoscenza della biologia della cellula tumorale hanno chiarito la complessità e l’eterogeneità di questo tumore, ma solo in modo marginale hanno contribuito al miglioramento della sua prognosi e della cura.

Il progetto ha come presupposto i risultati della precedente collaborazione tra diverse istituzioni di ricerca (Istituto “Mario Negri”, Università di Padova) e cliniche (Università di Milano-Bicocca, Ospedali Civili di Brescia e Città della Salute di Torino) che ha consentito di individuare, su un casistica unica di oltre 200 casi di biopsie congelate di pazienti con diagnosi di tumore dell’ovaio stadio 1 una firma molecolare integrata di geni e loro regolatori (miRNA), funzionalmente correlati tra di loro. Studi retrospettivi hanno dimostrato che questa firma molecolare (Integrated Signature Classifier, ISC) è uno strumento prognostico in grado di migliorare le capacità di predire il rischio che una paziente possa recidivare dopo intervento. Questa firma molecolare, rappresenta il primo passo per razionalizzare le scelte terapeutiche in pazienti con diagnosi di tumore dell’ovaio stadio 1.

“I risultati ottenuti fino ad ora dal nostro gruppo multidisciplinare – spiega Sergio Marchini, ricercatore dell’Istituto Mario Negri che ha coordinato il team che ha individuato l’innovativo procedimento di classificazione e proponente del progetto – ci hanno permesso di individuare una firma molecolare dei tumori aggressivi, che consiste in un network di dieci geni e sedici microRna che si coordinano per peggiorare la prognosi. Non possiamo, dunque, più soffermarci sul ruolo del singolo gene o della singola proteina. Per far questo è sempre più necessario un lavoro di squadra e multidisciplinare, in cui figure professionali diverse (medico, chirurgo, anatomopatologo, biologo e biostatistico) collaborano e mettono insieme le proprie risorse, esperienze e professionalità per affrontare una sfida comune, che fino a pochi anni fa sembrava un traguardo irraggiungibile. Adesso l’obiettivo è validare il test della firma molecolare su circa 400 pazienti per poterlo utilizzare ovunque e sapere fin dalla diagnosi, se il tumore è aggressivo, e quindi se si deve trattare con farmaci più potenti, o se è più benigno, per risparmiare chemioterapici dannosi per la fertilità”.

Maurizio de Cicco, Presidente e Amministratore Delegato Roche SpA, ha commentato:

“Le oltre 330 candidature ricevute dimostrano l’attenzione e il gradimento riscosso da quest’iniziativa. I progetti vincitori, in particolare, hanno messo in luce eccellenze del territorio di cui tutti dobbiamo andare orgogliosi. Confidiamo che – anche grazie al nostro impegno – tali eccellenze potranno emergere e contribuire a trovare soluzioni innovative per la salute”.