Tumori del sangue

L’Università di Trento con Yale e l’Istituto di biofisica del Cnr di Trento apre la strada per progettare in futuro soluzioni terapeutiche mirate alla capacità delle cellule di rispondere a situazioni di stress.

NUOVA LUCE SUI TUMORI DEL SANGUE

L’Università di Trento con Yale e l’Istituto di biofisica del Cnr di Trento apre la strada per progettare in futuro soluzioni terapeutiche mirate alla capacità delle cellule di rispondere a situazioni di stress.

I tumori del sangue sono patologie molto aggressive, con conseguenze devastanti per la qualità della vita dei malati. In molti casi, ad esempio nelle sindromi mielodisplastiche e nelle leucemie, i pazienti presentano mutazioni dannose in alcune proteine chiamate fattori di splicing, che compromettono la maturazione delle cellule del sangue. La ricerca è da tempo impegnata per individuare nuovi approcci terapeutici per contrastare queste neoplasie.

Qualche spiraglio arriva da uno studio condotto dall’Università di Trento con Yale e in collaborazione con l’Istituto di biofisica del Cnr di Trento, appena pubblicato sulla rivista “Molecular Cell

Oggetto dello studio sono i processi biologici dell’RNA. Le molecole di RNA, una volta trascritte dal DNA, devono essere processate in modo da funzionare correttamente. Durante lo splicing, le molecole di RNA sono tagliate e alcuni pezzi scelti sono reincollati assieme con l`aiuto di proteine chiamate fattori di splicing, tra le quali la proteina U2AF1 (U2 Small Nuclear RNA Auxiliary Factor 1) gioca un ruolo rilevante.

Lo splicing dell`RNA quindi è un passaggio fondamentale per garantire la diversità cellulare. Mutazioni in U2AF1 e altri fattori di splicing, frequenti in molti tipi di tumori, generano errori durante questo processo.

Toma Tebaldi, ricercatore del Dipartimento di Biologia cellulare, computazionale e integrata dell’Università di Trento e Assistant Professor Adjunct alla Yale School of Medicine, è una delle firme di rilievo della pubblicazione (co-last e co-corresponding author): «La scoperta principale è che le mutazioni nel fattore di splicing U2AF1 modificano la composizione e l’aggregazione degli RNA presenti nella cellula e favoriscono la formazione di granuli di stress, gruppi di RNA e proteine che si formano quando le cellule sono “stressate”.

Quindi le cellule tumorali, con la mutazione, hanno un vantaggio competitivo rispetto a quelle “normali” in situazioni di stress quali sono sia i tumori sia i trattamenti farmacologici usati per curarli».

Giulia Biancon (ricercatrice a Yale) e Stephanie Halene (professoressa di ematologia a Yale), le altre firme di spicco della pubblicazione, aggiungono: «La scoperta che le mutazioni di U2AF1 aumentano la formazione di granuli di stress apre una nuova via per il trattamento farmacologico delle sindromi mielodisplastiche e delle leucemie.

Non è stato facile identificare questo meccanismo, perché non è causato da un singolo grande cambiamento in un RNA, ma dalla somma di molti piccoli cambiamenti in centinaia di RNA. Questo meccanismo potrebbe, più in generale, spiegare e aiutare il trattamento di patologie con mutazioni a carico di altri fattori di splicing».
All’articolo è associata una copertina, elaborata da un quadro dell’artista Antonietta Bellini. È una metafora dei processi di biologia dell’RNA che sono oggetto dello studio.

Toma Tebaldi racconta: «Il progetto è cominciato durante il mio periodo a Yale e ora prosegue al Dipartimento Cibio di UniTrento, grazie a un finanziamento Airc che ha permesso al laboratorio di “RNA and Disease Data Science” di nascere nel 2021».