La rinite allergica

La rinite allergica

È “scoppiata” la primavera, come ogni anno, con il rinnovato tepore dell’aria e la meravigliosa esplosione di fiori e di colori. È certamente la stagione più bella, ma non per tutti, perché per una persona su quattro con la primavera iniziano anche i disturbi della rinite allergica, del così detto “raffreddore da fieno”, più correttamente definito con il termine medico di “rinocongiuntivite”, o “oculorinite” da allergia ai pollini. Alcuni soggetti accanto ai sintomi nasali presentano anche difficoltà respiratoria di tipo asmatico.

Si parla di “pollinosi” primaverile per identificare questi disturbi allergici, ma in realtà per alcune persone la sintomatologia comincia molto prima dell’inizio della primavera infatti, i pollini delle “cupressacee”(cipresso; tuia etc.) e quelli delle “betullacee/corilacee”(carpino, ontano, nocciolo e betulla) sono dispersi nell’aria già a partire da gennaio. Ad aprile e maggio, e fino a tutto giugno, troviamo invece nell’aria tutte le altre famiglie di pollini maggiori: graminacee; urticacee (parietaria); oleacee; composite. Per chi volesse sapere, in tempo reale, quali pollini (e a quali concentrazioni) sono aereodispersi in quel momento basta che vada sul sito dell’A.R.P.A. dove viene pubblicato, settimana dopo settimana, il monitoraggio aerobiologico di pollini e spore.

Tuttavia per trattare farmacologicamente i disturbi da allergia al polline non serve sapere a quale polline si è allergici, perché i farmaci da utilizzare sono sempre gli stessi: gli antistaminici di 2° generazione e gli steroidi topici nasali.

Gli antistaminici di 2° generazione sono sostanzialmente privi di effetti secondari, salvo un possibile, individuale, lieve e transitorio (ci si abitua in pochi giorni), effetto “sonnolenza”. Ma quello che è importante sottolineare è che nessun effetto secondario va temuto anche se l’antistaminico viene utilizzato per tempi lunghi o lunghissimi e anche a dosi raddoppiate. L’efficacia dell’antistaminico è maggiore se assunto in anticipo sull’inizio dei sintomi e pertanto, quando si è nel pieno della pollinazione primaverile, è consigliabile assumere la terapia giornalmente, al mattino, appena svegli senza aspettare l’inizio degli starnuti e delle soffiature di naso.

Gli steroidi in formulazione spray per uso topico nasale sono anch’essi sostanzialmente privi di effetti secondari. Si chiamano, infatti, steroidi non biodisponbili, in quanto non vengono ad interessare l’organismo, ma esplicano la loro azione soltanto in loco. Sono farmaci che possono essere utilizzati senza timore anche dalla donna in gravidanza. Tutto questo per dire che con i farmaci antiallergici oggi a disposizione, sempre più efficaci e sempre più depurati dagli effetti secondari, non deve valere il buon principio del “meno utilizzo meglio è” ma, al contrario, vanno assunti regolarmente, a manica larga, per tutto il tempo necessario e senza alcun timore.

La diagnostica allergologica che si può fare in vivo, con i ben noti test cutanei (prick test), o in vitro con il dosaggio sul sangue delle IgE specifiche, permette di identificare sul singolo soggetto il polline, o più spesso i pollini, responsabili della sintomatologia. Questo passaggio diagnostico è fondamentale se (e soltanto se) si ritiene opportuno avviare l’immunoterapia specifica (ITS), i così detti vaccini per le allergie. Vaccini che oggi sono certamente molto più efficaci e meglio calibrati rispetto al passato (ricordo che i primi vaccini per l’allergia ai pollini sono stati utilizzati per la prima volta più di cent’anni fa).

Inoltre, già da parecchi anni, per fare la vaccinazione può essere utilizzata la più comoda via sublinguale che non richiede il medico per l’inoculazione sottocutanea. Se non bastasse, anche se per il momento soltanto per il polline delle graminacee, ci sono in commercio due nuovi vaccini per via sublinguale che sono dispensati a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale, avendo superato tutte le prove di efficacia e innocuità richieste per la registrazione come veri e propri farmaci.

Malgrado tutto ciò, alla vaccinazione antiallergica si ricorre oggi molto meno spesso di un tempo e questo principalmente per il fatto che oggi, e non allora, disponiamo di farmaci efficaci e privi, o quasi privi, di effetti secondari. In altre parole l’immunoterapia specifica rimane un intervento da considerare in seconda battuta nei soggetti che, pur attuando una corretta e larga terapia farmacologica, rimangono con sintomi troppo disturbanti e con una pesante limitazioni della qualità di vita. Questo anche perché l’ITS, per quanto efficace, riesce soltanto a ridurre, al massimo dimezzare l’intensità della sintomatologia. Non si tratta, infatti, di una panacea, come molti credono o sperano che sia, che possa risolvere per sempre il problema. Non a caso succede comunemente che chi si vaccina rimane deluso e smette di farlo molto prima dei tre anni raccomandati, mandando al vento tempo e denaro.

Autore: prof. Giorgio Longo per IRCCS materno infantile Burlo Garofolo